6 gen 2015

Sognando.....in Incognito

Il mio attuale status da desperate housewife (per la cronaca, molto desperate e poco housewife) mi ha da poco riconciliata con quell’aggeggio fornito di tubo catodico che la gente comunemente definisce “televisione”. Confesso di averlo abbandonato per circa tre anni al suo inesorabile destino: ovvero, quello di fungere da ingombrante soprammobile nella mia libreria, a cui di tanto in tanto mi assicuravo di evitare il proliferare di antiestetiche ragnatele.

In verità, non parlerei di un’effettiva riconciliazione, sarebbe più opportuno limitare il tutto ad una momentanea pausa di riflessione, viste le accese dispute tra me e quel coso lì. In fondo, non è l’oggetto in sé che crea problemi, quanto il contenuto che negli ultimi anni ha proposto (e continua a proporre), per il quale, un non meglio precisato giorno di qualche anno fa, ho volontariamente preso le distanze, trovando conforto nel morbido fruscio che solo le pagine di un libro sono in grado di donare. Com’era prevedibile, il televisore non l’ha presa molto bene...

#IWISHYOU

Ebbene sì, il periodo si presta. Volenti o nolenti, è arrivato l’inevitabile momento in cui si prende carta e penna e s’inizia a tracciar ipoteticamente un bilancio personale, dove lentamente s’intrecciano con naturalezza ciò che è stato, ciò che continua ad essere e ciò che vorremmo che sia.

5 gen 2015

Chocolat: il cibo degli Dei


Ciao, sono Alessia e non mangio cioccolato da tre mesi, due settimane, cinque ore e sedici minuti!”.
“Brava Alessia!!!”.
Con espressione compiaciuta, mi godo questo piccolo momento di vittoria personale, evidenziato da un affettuoso ed incoraggiante applauso dalla mia groupie di sostegno.... immaginaria. Va beh, qualcuno ha l’amico immaginario, io fantastico di avere una vera e propria groupie, che mi segue ovunque, dandomi supporto nei momenti difficili, e che, soprattutto, sa come coccolare la mia altalenante autostima. Pizzico d’invidia, eh?

La Banalità del Male

“Ai miei tempi...”. Ho sempre avuto paura del momento in cui sarei arrivata, non solo a pensare a questo incipit, ma addirittura a pronunciarlo per poi completarlo con una frase di senso compiuto. Sapevo, e ne sono tuttora consapevole, che avrebbe segnato la mia fase di transizione dallo status di ragazza all’esser bollata come donna. E la conferma arriva ogniqualvolta che qualcuno, anagraficamente molto più giovane, si rivolge a me dandomi del lei  e regalandomi brividi di angoscia nell’affibbiarmi il titolo di "signora".

A.A.A. Fittasi Marito


Oscar Wilde, nella sua infinita ironia e saggezza, dichiarò che “il marito ideale rimane celibe”. E questa credo che sia una di quelle riflessioni a cui saranno giunti un po’ tutti gli uomini, a cui le rispettive compagne rimproverano una certa negligenza nei cosiddetti “lavori domestici”.
            Quanto avrà sbuffato Lui ascoltando i predicozzi e le lamentele di Lei per quella mensola un po’ penzolante? E quante volte Lei avrà alzato gli occhi al cielo spazientita per quel tubo gocciolante che Lui si rifiuta di riparare? Bah, ho l’impressione che di un simile conteggio se ne siano perse le tracce.

Il Circo Ecologico

Ogni anno, a cavallo tra la stagione autunnale e quella invernale, per un paio di mesi circa, mi ritrovo come dirimpettai una piccola comunità di giostrai, proprietari di un Luna Park dalle modeste dimensioni. Mi capita spesso in quel periodo di sbirciare oltre il vetro della mia finestra e venir catturata dalla girandola di luci colorate che illumina festosamente l’intero quartiere. Osservo quelle strane ombre allungarsi sui palazzi circostanti e danzare sulle note ritmate di una variopinta playlist.

La sconfitta come valore nello sport

Da ex atleta, quando mi fu concessa la possibilità di lavorare nel mondo dello sport, confesso che mi sentii divisa in due. Una parte di me era entusiasta all’idea di sperimentare finalmente le conoscenze di marketing acquisite negli anni e sino ad allora rimaste solo teoriche. L’altra me stessa, invece, era terrorizzata dalla sfida che di lì a breve si sarebbe prospettata, ovvero la possibilità di valorizzare ed innovare non un prodotto tangibile e ben identificato, ma un servizio, carico di elementi immateriali e di difficile comparazione. A tutto ciò si aggiunga pure che il servizio in questione riguardava  un’attività sportiva, la cui conoscenza si basava né più e né meno su luoghi comuni e leggende metropolitane.